Aveva bisogno di parlare, di raccontare di se’. Non importa che fosse stato in prima o in terza persona. Doveva non tanto mettere ordine, quanto piuttosto fare luce in tutti quei pensieri, in tutte quelle avventure che le stavano succedendo e che gettava alla rinfusa nell’archivio della sua vita, tra gli eventi a cui ripensare più in là. Di quegli eventi che non ci pensi ora, perchè tirerebbero dietro di se’ un treno di pensieri e di comportamenti consequenziali talmente incasinati e complessi da confondere la mente fino allo smarrimento. Percui li aveva messi lì, sullo scaffale sulla sinistra. Non li aveva ancora ben inquadrati. Erano ancora solo flash e istantanee di momenti forti, come pugni nello stomaco; ma piacevoli come un walzer di orgasmi. Ma in effetti erano … orgasmi.